21 marzo 2011

Toro Seduto e Pretty Shield…

Offerta speciale al 25% di sconto su Toro Seduto, Pretty Shield e Il Calendario 2011 in omaggio!!!

..un piccolo speciale dal libro. Pretty Shield:

“Mi chiedevo se sarei riuscito a far parlare Pretty-shield della fase in cui il suo popolo si stava riadattando alle nuove condizioni. L’anziano capo Molti Trofei si era rifiutato di parlare del periodo successivo alla scomparsa dei bisonti dicendo: “Quando se ne andarono, il cuore del mio popolo andò in pezzi definitivamente. Poi non accadde più nulla. Non si cantava da nessuna parte. Conosci quella parte della mia vita quanto me. Tu hai visto cosa ci successe quando se ne andarono”.
Chiesi a Pretty-shield: “Quanti anni avevi quando i bisonti sparirono?”.
Esitò. “Mah, non vedo un bisonte da più di quarant’anni”, disse lentamente come se credesse di essere dentro a un sogno.
“I giorni più felici della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mandrie nella nostra terra meravigliosa. Mia madre, mio padre e Goes-ahead erano tutti amorevoli ed eravamo davvero felici. Poi, quando arrivarono i figli, credetti di aver raggiunto tutto ciò che c’è di buono a questo mondo. C’erano sempre così tanti bisonti, una grande quantità di carne grassa per tutti”.
Poi aggiunse: “Da quando il mio uomo se ne è andato dodici nevi fa, il mio cuore si è spezzato. Adesso sono vecchia e sola, con tanti nipoti a cui badare”. Rimase un po’ in silenzio e, come se fosse stata accusata dalla sua coscienza, riprese: “Non odio nessuno, nemmeno l’uomo bianco. Non mi sono mai permessa di odiarlo perché sapevo che questo non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose per me. Eppure i bianchi hanno cambiato tutto, hanno fatto molte cose terribili prima che ci abituassimo a loro.
“Sign-talker”, mi disse avvicinandosi, “dei cowboy bianchi trovarono un ragazzo crow sordomuto nelle pianure e, poiché non poteva rispondere alle loro domande e nemmeno sentire quello che dicevano, lo legarono e lo trascinarono fino a farlo morire”.
“Dimmi cosa accadde quando i bisonti scomparirono”, insistei.
“Quando non ci fu più carne arrivò la malattia, una strana malattia che non conosceva nessuno”, disse coprendosi il viso con entrambe le mani come per nascondere la sofferenza. “Mia figlia cadde dentro una pista di cavalli molto profonda. Era terra secca e si ruppe una caviglia. Non riuscii a curarla, nessuno ci riuscì. Il dottore bianco mi disse che nella caviglia di mia figlia c’era la malattia che fa tossire la gente fino a morirne. Non ci credetti, ma lei morì e lasciò sei bambini. Poi morì anche l’altra figlia che avevo e lasciò i suoi. Queste cose non sarebbero successe se noi Crow avessimo vissuto a modo nostro. Ma come potevamo vivere alla vecchia maniera se tutto era scomparso?”

14 febbraio 2011

Il discorso di Nuvola Rossa

Vi dirò le cause del problema. Quando all’inizio accettammo i trattati del Governo, la nostra situazione era la seguente: il nostro vecchio stile di vita e le nostre vecchie usanze stavano per scomparire: la selvaggina di cui ci nutrivamo scarseggiava, i bianchi ci circondavano e non ci restava che adottare i loro sistemi e avere gli stessi diritti se volevamo sopravvivere. Il Governo ci promise di fornirci tutto il necessario per consentirci di sopravvivere coltivando la terra, di istruirci su come farlo e di darci cibo in abbondanza finché non fossimo stati in grado di prenderci cura di noi stessi. Guardavamo con aspettativa al tempo in cui saremmo stati indipendenti come i bianchi e avremmo avuto la possibilità di far valere le nostre opinioni in seno al Governo.
Gli ufficiali dell’Esercito avrebbero potuto aiutarci meglio di chiunque altro, ma non fummo affidati a loro. Venne istituito un Dipartimento per gli Affari Indiani con molti agenti e impiegati che ricevevano buoni stipendi. E qui cominciarono i guai: quella gente si prendeva cura di sé, ma non di noi. Divenne arduo trattare con il Governo per tramite di costoro, perché potevano fare molto per loro stessi tenendoci in disparte, piuttosto che aiutandoci.
Non ottenemmo i mezzi per lavorare le nostre terre e quel poco che ci diedero servì a poco. Le nostre razioni di cibo cominciarono a essere ridotte: dicevano che eravamo dei fannulloni. Ma era falso. Come può chiunque abbia un po’ di buon senso pensare che un così gran numero di persone potesse ottenere un lavoro immediatamente in assenza di un altrettanto immediata fornitura di mezzi per lvorare e di istruttori in numero sufficiente per insegnare a tutti?

I nostri pony ci furono sottratti con la promessa che sarebbero stati sostituiti con buoi e cavalli, ma passò molto tempo prima che ne vedessimo qualcuno e ne ottenemmo veramente pochi. Cercammo di arrangiarci con i pochi mezzi che avevamo, ma con un pretesto o con l’altro venimmo spostati da un luogo all’altro o ci veniva detto che un trasferimento era imminente. Furono fatti grandi sforzi per porre fine alle nostre usanze, ma non fu fatto nulla per insegnarci le usanze dei bianchi. Fu fatto di tutto per annientare il potere dei veri capi. Questi uomini anziani desideravano sinceramente che il loro popolo ottenesse migliori condizioni di vita. Ma piccoli uomini, dei cosiddetti capi, furono introdotti affinché agissero come disturbo e come agitatori. Aquila Maculata voleva adeguarsi ai costumi dei bianchi, ma fu trovato un assassino che si occupasse di lui. Il fatto venne poi attribuito agli Indiani perché l’assasino era un indiano, ma chi aveva armato la sua mano? Sono stato calunniato e insultato, al fine di ridurre la mia influenza per una giusta causa. E questo è stato fatto da uomini pagati dal Governo per insegnarci la via dei bianchi. Ho visitato molte altre tribù e ho potuto constatare che le stesse cose accadevano anche da loro: veniva fatto di tutto per scoraggiarci e nulla per incoraggiarci. Ho visto molti uomini pagati dal Governo per aiutarci, tutti molto occupati a fare soldi per loro stessi, senza fare nulla per noi…

Gli uomini incaricati del censimento dissero in giro che sprecavamo il cibo per fare I nostri digiuni. Ma dove l’hanno visto? Come avremmo potuto sprecare cioò che non avevamo? Ci sentivamo derisi nella nostra miseria; non avevamo un nostro giornale e nessuno che potesse parlare per noi. Le nostre razioni furono ridotte ulteriormente. Voi che mangiate tre volte al giorno e che vedete i vostri figli sani e felici, non potete capire che cosa prova un indiano che muore di fame! Svenivamo dalla fame e impazzivamo per la disperazione. Tenevamo in braccio i nostri figli morenti e sentivamo i loro corpi tremare mentre la loro anima usciva e lasciava tra le nostre mani solo un peso morto. Non erano molto pesanti, ma noi eravamo deboli e ci accasciavamo al suolo. Non c’era più speranza sulla terra. Sembrava che Dio si fosse dimenticato di noi. Qualcuno aveva parlato del Figlio di Dio, dicendo che sarebbe venuto. La gente non lo sapeva; non gliene importava; abbandonarono ogni speranza; gridarono come pazzi rivolti a Lui per ottenere misericordia e si aggrapparono alla promessa che avevano sentito dire Egli avesse fatto.

I bianchi si spaventarono e chiamarono i soldati. Noi imploravamo la vita e i bianchi pensarono che volessimo la loro; sentimmo che i soldati stavano arrivando. Non avevamo paura. Speravamo che avremmpo potuto raccontare loro le nostre sofferenze e che avrebbero potuto aiutarci. I bianchi ci dissero che i soldati venivano per ucciderci; non ci credemmo, ma alcuni di noi si spaventarono e fuggirono nelle Bad Lands. Arrivarono i soldati e dissero: “Non abbiate paura. Veniamo per fare la pace, non la guerra”. Era la verità: ci portarono del cibo. Ma i pazzi di fame che avevano temuto la venuta dei soldati e che erano scappati nelle Bad Lands non poterono essere indotti a ritornare agli orrori della vita della riserva. Furono chiamati Ostili e il Governo inviò le truppe per costringerli a fare ritorno alla riserva-prigione.

24 gennaio 2011

Cherokee Morning Song

24 gennaio 2011

Cochise…un piccolo estratto della sua storia

Nel giugno 1871, il generale Crook prese il comando dell’Arizona e subito fece partire cinque reparti di cavalleria con il compito di riportare Cochise, vivo o morto. Il Capo tornò nel New Mexico, ma fece pervenire al generale Granger, a Santa Fé, il messaggio di essere disposto a incontrarlo nell’agenzia di Alamosa, in Canada, dove si era ritirato in seguito a una trattativa iniziata nel 1869 e condotta dal Capitano Frank Perry, di Fort Goodwin. Il generale Granger, durante l’incontro ripeté che i Chiricahua avrebbero dovuto andare in riserve a loro destinate e impegnarsi a non lasciarle più. Cochise rispose:

Le mie parole sono sincere, non voglio imbrogliarti, ma non voglio neanche essere imbrogliato. Ciò che voglio è una solida e duratura pace. Quando Dio creò la terra, ne diede una parte ai bianchi e un’altra agli Apache.., Perché si sono scontrati? Mentre parlo, sole, luna, terra, acqua, uccelli, animali e persino bambini non ancora nati dovrebbero rallegrarsi: i bianchi mi hanno cercato a lungo, ora sono qui. Che cosa vogliono?… Perché danno tanto valore alla mia persona? Non sono più il Capo di tutti gli Apache, non sono ricco, sono solo un povero uomo. Il mondo non è stato sempre così. Dio non ci ha creati uguali a voi. Siamo nati come gli animali tra l’erba secca, non in un letto come voi. Per questo di notte ci muoviamo come animali, rapiniamo e rubiamo. Se avessimo ciò che voi possedete, non avremmo bisogno di comportarci così. Non ho alcun potere sugli indiani che rubano e uccidono, altrimenti lo impedirei… Dio mi ha ordinato di venire qui. Mi ha detto che sarebbe bene vivere in pace, per questo sono venuto. Quando il mondo girava tra le nuvole e l’aria, Dio è entrato nei miei pensieri e mi ha ordinato di fare pace con tutti, dicendo che il mondo era stato creato per tutti. Quando ero giovane e percorrevo questo paese vedevo solo apache e nessun’altra persona. Molti anni dopo viaggiai di nuovo in questo paese e vidi che altre persone erano venute per prenderne possesso. Perché?

Granger comunicò a Cochise i piani del governo di trasferire l’agenzia di Alamosa, in Canada, a Fort Tularosa, ma il Capo rifiutò categoricamente perché quella regione non era adatta alla sua gente. Granger cedette e Cochise promise che si sarebbe comportato in modo pacifico. Un testimone oculare del colloquio esprime così l’impressione che gli fece il Capo Chiricahua:

Mentre parlava, ci fu offerta l’occasione di osservare quest’uomo straordinario…
Era alto 1 metro e 85, snello, e nel suo solido corpo si vedeva ogni singolo muscolo. Tra i suoi capelli neri e lucidi, tagliati circa all’altezza del mento, si vedevano ciocche d’argento. Il suo aspetto dava l’idea di una forza inconsueta.

Quando il governo, qualche tempo dopo, si intestardì sul trasferimento degli agenti, Cochise e i suoi Chiricahua tornarono in montagna. Con la mediazione di Tom Jeffords si svolse un incontro tra Cochise e il generale Oliver O. Howard, che si trattenne nel campo apache per undici giorni, ottenendo un’ottima impressione di Cochise e, nell’insieme, degli Apache. Riconobbe che gli Apache avevano subito gravi torti e si preoccupò di arrivare a una pace onorevole. Howard arrivò a rinunciare alla propria proposta, negoziata fino a quel momento, che prevedeva che i Chiricahua avrebbero dovuto essere trasferiti in una riserva sul Rio Grande, promettendo invece a Cochise una riserva nelle Chiricahua Mountains. Il generale era anche consapevole dell’importanza di avere un buon e, soprattutto, onesto Agente per gli Indiani e propose la carica a Tom Jeffords che, dopo alcune esitazioni, accettò. All’inizio riuscì a svolgere il suo incarico piuttosto bene, nonostante le numerose difficoltà provocate principalmente da un potente gruppo di uomini d’affari di Tucson, che non vedeva di buon occhio una pace con gli Apache. Del resto lo stesso governo di Washington fece la sua parte per far fallire il progetto iniziato con la migliore volontà di entrambe le parti. Non si preoccupò delle promesse fatte del generale Howard a nome del presidente Grant, non costruì negozi né scuole, inviò vettovaglie inutilizzabili o addirittura non le fece spedire e propose per giunta ai Chiricahua di diventare agricoltori, senza tener conto che il terreno non era adatto e mancavano gli attrezzi per lavorare la terra. Per risparmiare, alla fine, il governo decise di sciogliere la riserva di Chiricahua e di trasferire gli Apache che vi vivevano nella riserva di San Carlos. Cochise non reagì a questa notizia funesta con l’asprezza che ci si sarebbe aspettati. All’inizio del 1874 si ammalò gravemente e capì che non rimaneva più molto tempo da vivere. Chiese ai suoi vicecapi, tra cui vi erano i suoi figli Taza e Naiche, che nessuna forza avrebbe dovuto spingerli a lasciare la loro patria. Anche Tom Jeffords protestò, ma senza successo. Poco dopo, Cochise fu assalito da forti dolori, anche se nessuno fu in grado di stabilire di che cosa soffrisse, neppure il medico dell’esercito che Jeffords aveva portato da Fort Bowie. Cochise morì prima che Jeffords avesse potuto portare di nuovo il medico, per aiutarlo. Ancora oggi non si sa dove Cochise sia stato sepolto, perché Jeffords protesse questo segreto fino alla propria morte. In ricordo del grande Capo Chiracahua, fu dedicato il Cochise Memorial Park nelle Dragon Mountains, in cui si trova una targa alla memoria con questa incisione:

Nel 1874 Cochise morì qui nel suo rifugio di montagna, che amava più di ogni altra cosa. Fu il più grande guerriero apache e i suoi lo seppellirono in segreto, tanto che il luogo della sua tomba è rimasto sconosciuto.

20 dicembre 2010

Come l’uomo trovò la sua compagna

Dopo che Vecchio Uomo creò un uomo che gli assomigliasse, lo lasciò a vivere con i Lupi e se ne andò. L’uomo ebbe molte difficoltà, senza abiti per scaldarsi e una moglie che lo aiutasse, quindi se ne andò a cercare Vecchio Uomo. Trovò la tenda di Vecchio Uomo solo dopo una lunga ricerca, ma non appena entrò disse: “Vecchio Uomo, mi hai creato e mi hai lasciato a vivere con il Popolo dei Lupi. Non mi piacciono per niente. Mi danno da mangiare brandelli di carne e non accendono il fuoco. Hanno delle compagne, ma io non voglio una Donna-Lupo. Penso che avresti dovuto prenderti maggior cura di me”. “Stavo proprio aspettando che tu mi venissi a cercare”, replicò Vecchio Uomo. “Ho sistemato le cose. Scendi lungo questo fiume finché non raggiungi un ripido pendio. Là vedrai una tenda. Poi lascio a te fare il resto. Vai!”. L’uomo partì subito e viaggiò tutto il giorno. Quando giunse la notte si accampò e mangio delle bacche che crescevano lungo il fiume. Il mattino dopo continuò a seguire il corso d’acqua, cercando il ripido pendio. Appena prima che il sole tramontasse, vide una bella tenda vicino a una collina scoscesa e seppe che era quello che stava cercando, quindi attraversò il fiume ed entrò. Seduta vicino al fuoco c’era una donna. Indossava un vestito di pelle scamosciata e stava cucinando della carne che emanava un buon profumo, ma, quando vide l’uomo nudo, lo cacciò fuori e chiuse la porta. Questo non andò giù all’uomo, che per risponderle allo stesso modo salì sulla ripida collina e iniziò a far rotolare giù verso la tenda delle grosse pietre. Continuò finché una delle rocce più grandi non cadde sulla tenda e la abbatté, e la donna corse fuori, singhiozzando. Quando l’uomo sentì la donna piangere si dispiacque molto e corse giù dalla collina. Lei si sedette per terra e l’uomo le andò accanto e le disse: “Mi dispiace di averti fatto piangere, donna. Ti aiuterò a riparare la tua tenda. Starò con te, se tu me lo permetterai”. Questo fece piacere alla donna, che mostrò all’uomo come sistemare la tenda e raccogliere della legna per il fuoco. Poi lo lasciò entrare a mangiare. Infine gli fece dei vestiti, e da quel giorno andarono molto d’accordo. Così l’uomo trovò sua moglie. Oh!

14 dicembre 2010

INDIANI D’AMERICA – Manifesto dei diritti della Terra

30 novembre 2010

Pane di Fagioli

500 g di fagioli;
750 g di farina gialla.

Cucinare in acqua calda i fagioli. Setacciare la farina di mais. Mescolare alla farina i fagioli, utilizzando l’acqua di cottura per ottenere un impasto morbido. Formare delle pagnotte e cucinarle in forno ben caldo finché non diventano dorate (con lo stesso procedimento è possibile preparare anche il pane di patate dolci).

30 novembre 2010

Gnocchi indiani con salsa

3 tazze di farina di mais;
un cucchiaino di sale;
un cucchiaino di bicarbonato.

Mescolare bene gli ingredienti, versando acqua bollente fino a ottenere un impasto ben sodo. Ricavare delle palline e cuocerle in acqua bollente salata per 15 minuti. Per la salsa prendere due cucchiai di impasto, diluirlo finché non assume una consistenza cremosa e cuocerlo per 20 minuti.

30 novembre 2010

Capo Molti Trofei

Molti Trofei, uno degli ultimi grandi capi dei Crow, crebbe affrontando forse i tempi più difficili nella storia del suo popolo. Le varie nazioni indiane, confinate in territori sempre più ristretti, erano costrette a competere tra loro sempre più spesso per la terra e il cibo, e gli scontri intertribali erano al culmine.

Egli riuscì a guidare il suo popolo durante il difficile periodo dell’adattamento alla vita nelle riserve anche dando l’esempio con la propria vita ed esercitando la sua influenza di leader e uomo politico. Quando morì, nel 1932, all’età di 84 anni, era considerato dal suo popolo l’ultimo dei grandi capi: come disse al suo biografo, egli aveva considerato tutti i Crow come i suoi figli.

“Cercammo di adattarci a essere amici… ma questo fu difficile, perché l’uomo bianco troppo spesso promette una cosa e poi, al momento di agire, ne fa un’altra. Gridano a gran voce che le loro leggi sono uguali per tutti, ma abbiamo imparato molto presto che, nonostante essi si aspettino che noi le rispettiamo, loro non pensano ad altro che a infrangerle… sappiamo che con tutti i suoi meravigliosi poteri l’uomo bianco… è abile, ma non astuto e inganna solo se stesso… Niente di ciò che ci ha dato l’uomo bianco è paragonabile alla vita felice all’epoca in cui le praterie non erano recintate”.
“Quando avevo circa quarant’anni, si verificarono nel nostro paese grandi cambiamenti che ci costrinsero a un tipo di vita totalmente diverso. Tutti sapevano ormai che presto non ci sarebbero stati più bisonti nella prateria e si domandavano come avrebbero potuto sopravvivere. Non si facevano quasi più incursioni e di conseguenza non c’erano più bottini di guerra. Eravamo circondati da bianchi che allevavano bovini. Le loro case sorgevano vicino ai punti d’accesso all’acqua e i loro villaggi sui fiumi. Nonostante i cambiamenti che avevano portato, decidemmo di mantenere rapporti amichevoli con loro, anche se non era facile, perché troppo spesso i bianchi promettevano di fare qualche cosa, ma quando la realizzavano si trattava di qualcosa di completamente diverso”.

“La terra che calpestiamo è una terra sacra. È la polvere e il sangue dei nostri antenati. Su queste pianure il Grande Padre Bianco mandò i suoi soldati armati con lunghi coltelli e fucili per uccidere gli Indiani. Molti di loro dormono lassù sulla collina dove Pahaska – Capo Bianco dai Lunghi Capelli (il generale Custer) – combatté e cadde così valorosamente. Passeranno ancora pochi soli e noi non ci saremo più, e la nostra polvere e le nostre ossa si mescoleranno con la terra delle praterie. Riesco a scorgere come in una visione le scintille morenti dei fuochi dei nostri consigli, le ceneri fredde e bianche. Non vedo più le spirali di fumo uscire dalle aperture sulle nostre tende. Non sento più le donne cantare mentre preparano il pranzo. L’antilope non c’è più, i pantani dei bisonti sono vuoti. Si sente solo l’ululato del coyote. La medicina dell’uomo bianco è più forte della nostra; il suo cavallo di ferro (la ferrovia) corre sulle piste dei bisonti. Ci parla attraverso il suo ‘spirito che sussurra’ (il telefono).
Siamo come uccelli con un’ala spezzata. Il mio cuore è freddo. I miei occhi si fanno deboli, sono vecchio”.

30 novembre 2010

Lettera degli anziani Hopi

Il 4 agosto 1970 gli Anziani di un villaggio Hopi indirizzarono al presidente Nixon una lettera, un invito a prendere coscienza dei problemi dell’ambiente e del modo di vita dell’uomo moderno, privo di armonia e in conflitto con l’antica saggezza indiana.

Gentile Signor Presidente,
in quanto anziani della nazione Hopi, abbiamo sempre seguito rigorosamente la Via indicata dal Grande Spirito. Oggi noi ci sentiamo in dovere di trasmettervi il messaggio delle profezie che ci sono state confidate. L’uomo bianco ha profanato il volto della Madre Terra perché è insensibile nei confronti della Natura. Si può considerare la capacità tecnologica dell’uomo bianco come il risultato della sua mancanza di considerazione nei confronti della Via Spirituale e di tutto quello che vive sulla Terra. La sua cupidigia e il suo desiderio di godere dei beni materiali l’hanno reso insensibile alle ferite che ha inflitto alla Terra Madre, tutto questo nel nome di quello che egli chiama ‘valorizzazione’ delle risorse naturali. In tutto il Paese le acque sono infette, il terreno sventrato e rivoltato, l’aria completamente inquinata. Molti sono gli animali che muoiono avvelenati dalle scorie industriali. La Via Divina è diventata praticamente impercettibile per la maggior parte degli uomini e anche per molti Indiani, che hanno scelto di seguire lo stile di vita dell’uomo bianco. Noi abbiamo il dovere di informarvi che tutte le forme di vita saranno quasi distrutte se l’umanità non ritorna a una vita di pace e armonia con la Natura – le nostre profezie confermano questa responsabilità. Soltanto coloro che hanno compreso i segreti che racchiude la Natura, la madre di ogni cosa, hanno la possibilità di respingere questo destino fatale. Questo processo di devastazione deve cessare, altrimenti Madre Natura reagirà in maniera tale che l’umanità intera conoscerà il dolore e la sofferenza. v Oggi gran parte di queste profezie si sono già realizzate. Enormi vie attraversano il paese in ogni direzione, simili a gigantesche tele di ragno, gli uomini comunicano tra di loro attraverso le linee telefoniche, viaggiano prendendo in prestito le vie dell’aria. Due grandi guerre sono state scatenate da coloro che portavano il vessillo della Svastica* o del Sol Levante e l’uomo ha cominciato a impegnarsi nella conquista della luna e delle stelle. La grande maggioranza degli uomini si è allontanata dalle Vie divine. Solo “Maasaw”** è ancora abbastanza potente per istruirci sul modo di correggerci. Dio ci ha rivelato che, quando una manciata di ceneri verrà lanciata sulla terra provocando la morte di molti esseri umani, questo significherà che la fine del nostro mondo è vicina. Noi abbiamo interpretato questa profezia come il lancio delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Noi non vogliamo che questo si ripeta, in nessun luogo e per nessun popolo. Noi conserviamo la speranza di vedere queste energie utilizzate per la pace e non per la guerra.

* Croce uncinata
** Maasaw, divinità hopi che all’origine dimorava sulla superficie terrestre. Dopo che il popolo hopi emerse dalla terra, egli divenne il custode di questo mondo.